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La macchina fotografica si basa sul principio della camera oscura: un raggio di luce passante attraverso un foro praticato nella parete di una scatola chiusa proietta, sulla parete opposta a quella con il foro, un'immagine capovolta di ciò che si trova all'esterno della scatola. Questo tipo di macchina, chiamata dagherrotipo in onore del suo inventore Louis Daguerre che la costruì nel 1839, consiste in sistema di cassette di legno scorrevoli l'una sull'altra, così da poter ottenere la corretta messa a fuoco dell'immagine sulla lastra fotografica. Le lastre erano formate da un foglio di rame ricoperto da un film a specchio di argento, ed erano posizionate nella parete posteriore della macchina. Sulla parte opposta, in posizione frontale, è presente un obiettivo provvisto di lenti che convergono i raggi luminosi sulla lasta. Per avere un'immagine nitida è necessaria una corretta "messa a fuoco", ottenuta spostando il supporto della lastra in modo da posizionarla alla giusta distanza dall'obeittivo (lunghezza focale); questa distanza dipende dalla distanza tra l'obiettivo e l'oggetto da fotografare (lunghezza di messa a fuoco).